Oggi ho finito il mio libro, è un giorno che non dimenticherò mai, l’emozione è tanta, mi gira perfino la testa e una timida lacrima mi bagna il viso. Dopo tanto tempo, dopo più di due anni eccolo, mi sembra ancora impossibile: è bello, mi dico guardandolo con umile ammirazione, ma per quanto l’ho desiderato, impegnandomi, e lavorando tanto, giorni e notti insonni, mettendoci anima e cuore. Tanto non ci credevo, ma figurati mi dicevo, poi in un momento critico in cui il mondo era in bilico, mi sono messa a scrivere sul mio cellulare, con la mia mano sinistra, chiusa nel silenzio per sentire il rumore dei miei pensieri, nella quiete della notte fonda. Mi sono messa a scrivere per ritrovare quegli attimi, quei momenti, ed anche rivivendoli se vuoi, mettendomi alla prova con me stessa, svelando graduali percorsi di vita, sgombrando la mente, frugando nell’abisso del mio io, rovistando nella mia memoria ad una affannosa ricerca risvegliando ricordi indelebili, assopiti, chiusi in un prezioso carillon, incastrati insieme a quella bimbetta piccola e fragile, ma allo stesso tempo forte e testarda che ero. Mi sono messa a scrivere confrontandomi e percorrendo il filo delll’infanzia non vissuta, quel passato che si riaffaccia ogni qualvolta che la vita ti prende a schiaffi, ad ogni caduta, fratturandoti inevitabilmente il cuore. Con quel sottile filo che spezza bruscamente tutti i tuoi sogni, l’equilibrio di una tenera fragilità, “il tempo delle bambole”, decisa nella mia indecisione di quello che volevo, sono arrivata fino in fondo e, finito di scrivere, l’ho letto e riletto perlomeno… non mi ricordo più, spesso cancellando, perché o non mi piaceva l’argomentazione o il paragrafo era troppo lungo oppure troppo scontato e riscrivevo.
Pomeriggi interi a decidere se togliere o mettere una virgola o un punto. Poi c’erano giorni che non andavo né avanti, né indietro, senza scrivere una sola parola per giorni e giorni, con la mente in subbuglio, stanca, gli occhi gonfi, in cervello in fumo, un incendio doloso ma, rileggendo, prendevo appunti e correggevo le mie tante bozze, emozionandomi sempre.
Nottate di caffè, dubbi, incertezze, un ammasso di parole, letto e riletto, sempre più stupita di me stessa, percorrendo attraverso i miei occhi quelle righe, quel narrato di un mondo catapultato, un mondo maltrattato, strano, un mondo stropicciato, sottosopra, lentamente sgretolato, dilaniato da eventi che resteranno nei libri di storia, scivolando ogni tanto su una parentesi della mia infanzia, danzando sulle note dei miei ricordi, che mi hanno fatto compagnia in questi due lunghi anni. Dedico questo libro a poche persone, solo una piccola parte riuscirà a entrare in punta di piedi in quel prezioso carillon e capirà quello che c’è scritto, tutti gli altri saranno solo curiosi…
| Autore | Francesca Valerio |
| Editore | Discover Italia |
| Pagine | 121 |
| Lingua | Italiano |
| Data di pubblicazione | Aprile 2024 |
| Dimensioni | 14x21 |
| ISBN | 9788894584882 |
Oggi ho finito il mio libro, è un giorno che non dimenticherò mai, l’emozione è tanta, mi gira perfino la testa e una timida lacrima mi bagna il viso. Dopo tanto tempo, dopo più di due anni eccolo, mi sembra ancora impossibile: è bello, mi dico guardandolo con umile ammirazione, ma per quanto l’ho desiderato, impegnandomi, e lavorando tanto, giorni e notti insonni, mettendoci anima e cuore. Tanto non ci credevo, ma figurati mi dicevo, poi in un momento critico in cui il mondo era in bilico, mi sono messa a scrivere sul mio cellulare, con la mia mano sinistra, chiusa nel silenzio per sentire il rumore dei miei pensieri, nella quiete della notte fonda. Mi sono messa a scrivere per ritrovare quegli attimi, quei momenti, ed anche rivivendoli se vuoi, mettendomi alla prova con me stessa, svelando graduali percorsi di vita, sgombrando la mente, frugando nell’abisso del mio io, rovistando nella mia memoria ad una affannosa ricerca risvegliando ricordi indelebili, assopiti, chiusi in un prezioso carillon, incastrati insieme a quella bimbetta piccola e fragile, ma allo stesso tempo forte e testarda che ero. Mi sono messa a scrivere confrontandomi e percorrendo il filo delll’infanzia non vissuta, quel passato che si riaffaccia ogni qualvolta che la vita ti prende a schiaffi, ad ogni caduta, fratturandoti inevitabilmente il cuore. Con quel sottile filo che spezza bruscamente tutti i tuoi sogni, l’equilibrio di una tenera fragilità, “il tempo delle bambole”, decisa nella mia indecisione di quello che volevo, sono arrivata fino in fondo e, finito di scrivere, l’ho letto e riletto perlomeno… non mi ricordo più, spesso cancellando, perché o non mi piaceva l’argomentazione o il paragrafo era troppo lungo oppure troppo scontato e riscrivevo.
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