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CIRO CENATIEMPO

Direttore editoriale, giornalista e autore
si occupa di comunicazione dal 1977

 

Scrive Marina Maghetti, mia carissima amica, poetessa e filosofa: «Nel cuore del percorso espositivo intitolato “Divinazione”, Allegra Hicks ci invita a varcare soglie invisibili, a entrare in stanze interiori dove materia e spirito si incontrano, si osservano, si riconoscono. Le sue opere non sono semplici oggetti estetici: sono portali, organismi simbolici sospesi tra finito e infinito, carichi di una sacralità intima e potente. In esse si percepisce la tensione costante tra l’umano e l’oltreumano, come in una preghiera vivente sussurrata dal tessuto stesso della forma».

 

Le variazioni sul tema sono infinite. Farine e nuvole; semole, panetti e grammi; lieviti madri e padri, e lievitazioni lunghe o farlocche; paste cresciute o screscitate; forni, a legna, a gas, elettrici; e poi, leggerezza, umidità ed elasticità; pioggia, sale e sole…

 

Castello Aragonese. Forse mi ripeto, e che fa. Ne vale la pena. Il Mediterraneo è qui. Non allontanatevi troppo. Si va. Ecco lo spartiacque, gli scogli, il pontile, e il ponticello sospirante sulla corrente. L’isola che c’è, il tunnel, l’ascensore, la pancia della fortezza, la brace e il vulcano. I giardini interiori e i gradoni, portali, volte e androni; altre scale, capperi e lentischi, fossili, un faro, graffiti, candori e misteri.

 

Ehi, lo sapevi che, quando li coltivi in alto, molto in alto, ai pomodori col pizzo non devi far vedere l’acqua? Non m’importa cosa facciano altrove i contadini, ad esempio sulle dorsali vesuviane: garantisco per ciò che conosco della prassi agricola, abituale sulla vetta ischitana, l’Epomeo, che è abbracciato da vigneti, frutteti e orti galattici.

 

Ueee, cos’è questo, miele? Sì, miele. Ma questo è un po’ diverso: è libero, è selvatico. Ed è proporzionale. Ma come? Te lo spiego: è proporzionale al paesaggio che lo contiene. Meno bellezza vedi in giro, meno miele avrai… Fatti un po’ di calcoli, fai pure una ideale circumnavigazione.

 

È un soffio vorticoso, vibrante ma morbido e nobile, ritmato, e non è un rumore banale: arriva dalla cucina, è il suono delle uova appena sgusciate e poi battute rapidamente da mamma Iolanda. Ed è una danza aperitiva, il segnale per papille e pupille: «Rosà, stanno preparando le mozzarelle in carrozza per noi!». Un bagliore soddisfatto s’impossessa dello sguardo di Rosanna. 

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