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CIRO CENATIEMPO

Direttore editoriale, giornalista e autore
si occupa di comunicazione dal 1977

 

Le variazioni sul tema sono infinite. Farine e nuvole; semole, panetti e grammi; lieviti madri e padri, e lievitazioni lunghe o farlocche; paste cresciute o screscitate; forni, a legna, a gas, elettrici; e poi, leggerezza, umidità ed elasticità; pioggia, sale e sole…

 

Fotografo la bottiglia di «Castello» stappata da un bel po’, ormai in tarda serata, poggiandola sul parapetto che dà le spalle alla maestosa cupola della Chiesa dell’Immacolata.

 

È un soffio vorticoso, vibrante ma morbido e nobile, ritmato, e non è un rumore banale: arriva dalla cucina, è il suono delle uova appena sgusciate e poi battute rapidamente da mamma Iolanda. Ed è una danza aperitiva, il segnale per papille e pupille: «Rosà, stanno preparando le mozzarelle in carrozza per noi!». Un bagliore soddisfatto s’impossessa dello sguardo di Rosanna. 

 

Ha proprio ragione, Carla Tufano: «La mostra di Mattotti, maestro internazionale di illustrazione contemporanea, iscrive Villa Arbusto e il suo museo civico in una geografia di centri d’arte nei quali l’offerta turistico-culturale può essere tranquillamente inserita tra le più importanti e prestigiose del Mezzogiorno». La mia amica Carla, assessora alla Cultura e vicesindaca di Lacco Ameno, è in prima fila da tempo per codificare una missione quasi impossibile, quella di inchiodare una lucettina intermittente sulle menti insulari (e non solo): la Cultura Vera fa crescere la qualità di un paese, produce ricchezza a tutto tondo. E fa bene al corpo (sociale).

 

Eh, lo so, con questo titolo rischio la blasfemia. Sarò pure irriverente, ma mi stuzzica evocare una delle leggende ischitane più famose che, cavalcando la storia vera di un’amicizia epocale, narra dell’amore segreto tra Michelangelo Buonarroti, il genio della Cappella Sistina, e la poetessa Vittoria Colonna, marchesa di Pescara.

 

Ogni vitigno piantato, quando germoglia, è un inno alla gioia. È come una sveglia filogenetica. Fa vibrare. Ti fa venire ‘u fridde ncuollo. Ci riconduce alle radici, ci spiega chi siamo. Sintetizza la nostra evoluzione. Almeno dovrebbe.

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